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Antonino Uccello, piu' poeta che
antro-pologo, fu il fondatore della Casa-Museo che
raccoglie e conserva preziose testimonianze della cultura
popolare siciliana. Appena ventenne, Uccello, emigra in
Brianza ed è forse lì, lontano dalla sua terra, che prende
maggiore coscienza delle proprie radici. In un trentennio,
contemporaneamente alla sua attività letteraria, colle-
ziona oggetti, raccoglie tradizioni orali, strumenti di
lavoro e manufatti della civiltà contadina che proprio in
quegli anni andava scomparendo sopraffatta da nuovi modelli
culturali.
Ritornato a vivere in Sicilia, Uccello sente
fortemente la necessità di trovare una dimora dove sistemare
organicamente il materiale raccolto fra cui anche pregevoli
pitture su vetro, statuine presepiali, statuine di cera
conservate in pregevoli teche, cartelloni dell'opera dei
pupi. Acquista a tal proposito, in via Machiavelli, un
palazzo signorile di nobile severità settecentesca, dimora
dei Ferla-Bonelli "in un quartiere popolare
rimasto quasi del tutto omogeneo nel suo primitivo schema
urbanistico" (A. UCCELLO). Uccello nella sua Casa- Museo
con l'ausilio dell 'oggetto-memoria e attraverso
l'allestimento di mostre legate ai cicli stagionali sa
fare rivivere atmosfere del passato. "Una piccola,
coraggiosa epopea, quand'egli con la sua cara compagna seppe
realizzare il suo sogno favoloso, recuperando l'ordine e il
ritmo del duplice spazio d'una vecchia casa contadina: Casa
ri stari (la casa dove si sta, dove si riposa)
e Casa ri massaria (la casa dove si lavora e sifa
messerizia)" (CARLO MUSCETIA). "Un Museo etnografico
potrà notevolmente contribuire a salvaguardare almeno in
parte il materiale di studio, a educare e sensibilizzare
l'opinione pubblica, per non dire poi degli ovvi vantaggi
che se ne dovrebbero ricavare sul piano scientifico,
culturale e turistico". (A. UCCELLO). Nel 1971 Uccello
inaugura ed apre al pubblico un Museo "vivo". Nel 1983, dopo
la sua morte, il Museo è stato acquistato dalla Regione
Siciliana. |
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