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IL TEATRO che il
monumento più insigne dell' area archeoDgica di Akrai,
incerta è l'epoca della sua ealizzazione, appare plausibile
una dataziole risalente all'età di Ierone
II, intorno,
quinli, alla seconda metà del III a.c. Il teatro è
posizionato verso settentrione, isulta composto da otto
scalette, nove cunei e lodici fila di
sedili,
per complessivi 700 posti irca, diversamente dagli altri
teatri del mondo lassico non ha uno sviluppo angolare
supeiore a semicerchio, inoltre, non fu scavato lella
roccia. Singolare è l'esistenza e mai ompiutamente spiegata
la funzione, sulla larte occidentale, di uno stretto
cunicolo che lane in collegamento il teatro con il
bouleuteion. Altra singolarità, che rende unico il tearo
di Akrai, è data dall'orchestra non perettamente circolare,
ma semicircolare che ascia apparire la scena
"straordinariamente lvanzata" rispetto ai consueti canoni
classici.
In epoca romana, come gran parte dei eatri antichi, subì
numerosi rimaneggiameni: allogeion ellenistico fu
sovrapposto, molo più avanzato, un pulpitum. L'orchestra fu
lavimentata e all'ingresso orientale della ,tessa fu eretto
un vano rettangolare, presunibilmente un chioschetto.
Sulla scena, infine, sono ben visibili, i 'esti di un mulino
di età bizantina.
Ad ovest del teatro si può apprezzare:
IL B0ULEUTERION,
edificio di modeste iimensioni, rinvenuto grazie all'
appassionaa opera di scavo condotta dall' archeologo 3arone
Gabriele Iudica intorno al 1820 e studiato da Bernabò Brea
intono al '44. Scambiato dapprima per un odeon, oggi è
pacifico che fosse il luogo di riunione del senato, (Boulé)
cittadino. Il bouleuterion si apriva sull'agorà, piazza
della cittadina.
Altra singolare costruzione, d'incerta qualificazione anche
per gli studiosi, si trova oltre il muro di cinta che
delimita il bouleuterion. Si tratta di un edificio di
pianta circolare ritenuto dai più un impianto termale di
epoca romana, riadattato a battistero in epoca bizantina.
Poi, ancora, IL TEMPIO DI AFRODITE, scoperto grazie al
ritrovamento di un'antica iscrizione che ha consentito agli
studiosi di affermare che nell'antica Akrai esistessero tre
tempIi: l'Aphrodision, l'Artemision e il Koreion.

Secondo la sicura ricostruzione offerta dagli studiosi il
monumento, posto sopra il teatro, era composto da sei
colonne di tipo dorico nella parte frontale e tredici sui
lati per un'estensione totale di mL 18,30 per mL 39,50. Oggi
del descritto tempio resta ben poco, segnatamente, solo i
grossi blocchi squadrati del basamento. La ragione delle
scarse vestigia rimaste del monumento è dovuta non solo
alla distruzione araba ed ai terremoti, ma anche
all'abitudine invalsa, specie dopo il terremoto del 1693, di
costruire le moderne abitazioni civili avvalendosi dei
grossi blocchi squadrati e ben rifiniti del tempio.
LA CINTA MURARIA E L'ASSE VIARIO. Le mura acrensi sono
datate tra il IV e la seconda metà del II sec. a.c., la
pochezza dei resti rinvenuti, dovuta alla cennata opera di
trafugamento dei blocchi di pietra, non rendono possibile
una datazione più precisa. In ogni caso l'innesto delle mura
con il naturale sperone roccioso esistente oltre che lo
spessore di taluni "poderosi" blocchi rinvenuti fa pensare
che la cinta muraria cittadina "doveva essere veramente
grandiosa". Le iscrizioni rinvenute attestano con certezza
l'esistenza, sulla cinta muraria cittadina, di due porte:
quella siracusana che si apriva a poca distanza dall'
attuale ingresso e quella selinuntina che si apriva sulla
propaggine estrema dell' Acremonte. Estremo interesse, per
le singolarità riscontrabili, suscita tra gli studiosi il
sistema viario urbano, il cui asse principale (platea o
decumano), in collegamento con le due porte urbiche, fendeva
da est ad ovest l'abitato e su di esso confluivano delle
piccole arterie (stenopòi) con orientamento nord/sud. La
strada principale, dotata di una splendida e ben conservata
pavimentazione lavica, ha una larghezza media di quattro
metri e a spazi intermittenti
di
circa venticinque metri viene incrociata da stradine
laterali.
L'impianto viario urbano
rileva due fasi di realizzazione, una di epoca ellenistica e
una romana avanzata.
Recentemente lungo la strada ellenistica sono stati
rinvenuti i resti dell' antica stoà (= porticato). Dietro il
teatro si aprono LE LATO- MIE, inizialmente cave di pietra,
furono usate per trarre il materiale necessario alla
edificazione delle abitazioni e dei monumenti di Akrai,
successivamente furono adibite a necropoli, luoghi di culto
e abitazioni.
L'INTAGLIATA è la più grande. È di forma ellittica e
dalle alte pareti, buona parte risultano tutt' oggi
interrate, ad essa si accedeva attraverso una porta, tuttora
ben visibile, posta sotto il teatro. All'interno di
quest'area sono presenti numerosi ipogei e sepolture ad
arcosolio di età cristiana. Particolarmente interessante e
l'ipogeo cd. della Grotta dei Cavalli, un' abitazione
troglodita di epoca bizantina, composta da quattro grandi
vani di forma rettangolare, a tetto piano, scavate nella
roccia con accesso da uno stretto cunicolo. Nella parte
meridionale della latomia si trova un piccolo ipogeo, il
più bello e il meglio rifinito dell'intero complesso delle
latomie acrensi che contiene sulle pareti, oltre a lo culi
ed arcosoli, anche due tombe centrali a baldacchino.
L'INTAGLIATELLA,
la cui parte settentrionale era chiamata
dall' archeologo prof. Paolo Orsi "Via Sacra", ha una tipica
forma ad L
ed
è anche la più antica delle cave di pietra di Akrai. Questa
latomia è caratterizzata dal succedersi non sempre
facilmente leggibile, a varie altezze (sino a tre ordini),
di nicchie votive contenenti "pinakes" (tabelle o dipinti
votivi), di tombe di varie epoche, ma anche di abitazioni di
periodo bizantino. Ipogei e catacombe sono di varia fattura,
alcuni di estrema raffinatezza con tombe a baldacchino
ricche di pregevoli intagli, altre con numerosi arcosoli
polisomi artistici Tuttavia, l'aspetto che pi ù
caratterizza quest'area e monopolizza l'attenzione del
visitatore oltre che dello studioso è dato dall'esistenza
di un bassorilievo (me 2,13XO,83 circa) descrittivo, nella
parte sinistra di una scena sacrifica1e e nella parte destra
di un banchetto degli eroi con al centro, con fun- un
guerriero romano in atto di compiere un sacrificio
propiziatorio o di ringraziamento. Il bassorilievo presenta
caratteri di assoluta singolarità, non tanto per la
fattura, ma per il suo contenuto e
precisamente
per la commistione di consolidati modelli greci e romani. Il
bassorilievo è datato intorno alla prima metà del I sec.
a.c.
I SANTONI si trovano oltre l'attuale abitato di
Palazzolo Acreide, imboccata la vecchia provinciale per
Noto, si trova, sulla sx, via dei Santoni, percorrendola si
giunge all'ingresso del più completo e più vasto complesso
di figurazioni relative al culto della Magna Mater che il
mondo antico ci abbia lasciato. Il sito ospita 12 grandi
rilievi - su un fronte di circa 30 metri - dieci dei quali
riproducono la medesima figura femminile seduta di pieno
prospetto, due invece contengono scene più complesse, con
una pluralità di personaggi. Un monumento singolarissimo,
di grande interesse per la storia delle religioni del mondo
antico. Si tratta infatti del maggiore santuario finora noto
dedicato al culto delle dea Cibele. |
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